Fibromialgia, la neuroinfiammazione svela l'origine del dolore cronico

La ricerca identifica ruolo microglia nella sindrome che colpisce 1,5 milioni di italiani


È la neuroinfiammazione la chiave biologica della fibromialgia, una sindrome cronica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso, che in Italia colpisce circa 1,5 milioni di persone, soprattutto donne tra i 25 e i 55 anni. Dopo anni di diagnosi difficili per l'assenza di marcatori certi, la ricerca punta ora sulla microglia, le cellule che costituiscono immunitario del cervello che proteggono sia quest'organo che il sistema nervoso centrale: quando rimane attivata troppo a lungo, alimenta il dolore cronico attraverso il rilascio di sostanze infiammatorie.

   "Come recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Molecular Sciences ci sono numerose evidenze a supporto dell'attivazione microgliale nella fibromialgia ed in altre forme di dolore nociplastico - spiega Flaminia Coluzzi, del Dipartimento di Scienze Medico-Chirurgiche e Medicina Traslazionale dell'Sapienza Università di Roma-. Oggi alcune tecniche di neuroimaging, applicabili alla ricerca, ma ancora non alla pratica clinica, aprono la speranza a nuove possibilità diagnostiche per la fibromialgia, che consentano di acquisire evidenze documentabili. Nello stesso tempo - continua- confermano i risultati clinici già noti che dimostrano come l'associazione della palmitoiletanolamide ultramicronizzata con altre terapie standard, come duloxetina e pregabalin, possa migliorare significativamente la qualità dell'analgesia. Un dato che finalmente prova come il dolore non sia solo nella testa dei pazienti, troppe volte etichettati come affetti da disturbi puramente psicologici". Il trattamento della fibromialgia tuttavia resta complesso.

"Nel gestire un paziente con fibromialgia, occorre tener presente che non esiste attualmente una cura o un trattamento sintomatico che abbia una superiorità indiscussa rispetto ad altri - prosegue-. I farmaci maggiormente utilizzati sono gli antidepressivi, i gabapentinoidi, gli ansiolitici ed i miorilassanti. Inoltre, quando si legge di nuove terapie recentemente approvate oltreoceano, ricordiamo che si tratta di riformulazioni di farmaci già disponibili, come la ciclobenzaprina". La sfida per il 2026 sarà distinguere le diverse forme di fibromialgia per sviluppare terapie sempre più mirate. "Solo identificando chiaramente i meccanismi alla base della patologia sarà possibile identificare trattamenti target", conclude Coluzzi. 
   

Iss lancia 'Studio Fibra', per comprendere il dolore della fibromialgia

Una ricerca per approfodire il legame tra fibromialgia, condizione cronica che colpisce tra il 2 e l'8% della popolazione, soprattutto donne tra i 40 e i 60 anni, benessere psicologico e percorso di cura. E' l'niziativa dell'Istituto Superiore di Sanità che, in occasione della Giornata mondiale della fibromialgia, che si celebra domani 12 maggio, lancia "Studio Fibra".

   Promossa dal Centro di Riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute Mentale dell'Iss, in collaborazione con il Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute e con Fondazione Isal - Ente del Terzo Settore, la ricerca si rivolge a persone con diagnosi di fibromialgia e ai loro familiari, con l'obiettivo di raccogliere esperienze dirette e comprendere meglio le difficoltà legate alla gestione della malattia, in particolare rispetto ad ansia e depressione.

   Secondo le stime, circa il 43% dei pazienti presenta sintomi depressivi e il 30% disturbi d'ansia clinicamente rilevanti, condizioni associate a una maggiore intensità del dolore, stanchezza persistente, rigidità muscolare e disturbi del sonno e a una riduzione della qualità della vita.

"Condividere la propria esperienza - osserva Virgilia Toccaceli, responsabile scientifica del progetto - aiuterà la ricerca a comprendere meglio i bisogni delle persone con fibromialgia e a sviluppare servizi e percorsi di cura più efficaci e accessibili". Il primo focus group in presenza si terrà a Roma il 19 giugno presso la sede dell'Istituto Superiore di Sanità. Successivamente saranno organizzati altri incontri in diverse città italiane, prevalentemente in presenza ma, in alcuni casi, anche online. Per partecipare allo studio o ricevere maggiori informazioni è possibile scrivere a studiofibra@iss.it. I pazienti interessati saranno inizialmente coinvolti in una breve intervista telefonica con un esperto di Fondazione Isal per verificare i criteri di inclusione previsti dalla ricerca. Previsti anche gruppi di discussione dedicati ai familiari. 

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