Finita l'era della semplice
'applicazione di protocolli', si è entrati in quella della
selezione sempre più raffinata dei pazienti e della
personalizzazione delle terapie. E' questa la nuova frontiera
per il trattamento del tumore alla protasta, che ogni anno in
Italia fa registrare oltre 40.000 nuovi casi e che in totale
interessa 500.000 persone. Il tema dei nuovi strumenti
diagnostici e delle terapie di ultima generazione, che
rappresentano uno dei campi più avanzati dell'oncologia di
precisione per la cura del carcinoma prostatico, sono stati al
centro del Congresso europeo di urologia 2026 (European
Association of Urology 2026), tenutosi di recente a Londra.
"Il messaggio trasversale che emerge dai tanti studi presentati
è chiaro: l'invito è 'trattare in modo personalizzato' i
pazienti con tumore della prostata, aumentando la precisione
delle scelte diagnostico-terapeutiche, lungo tutto il percorso
di cura", commenta Bernardo Rocco, professore ordinario di
Urologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore
della Uoc di Urologia della fondazione Policlinico Universitario
Agostino Gemelli Irccs.
Un altra novità riguarda i test diagnostici: per la prima volta
viene affermato che lo screening del tumore alla prostata può
essere efficace quanto quello del seno nel ridurre la mortalità
e individuare tumori clinicamente rilevanti. In questo contesto,
molto importante anche l'attenzione verso una diagnosi
innovativa, in grado di cambiare le regole del gioco. Un nuovo
esame nei pazienti con risonanza magnetica dubbia o negativa ha
dimezzato il numero di uomini sottoposti a biopsia prostatica,
senza compromettere la possibilità di riconoscere la presenza di
tumori clinicamente significativi. Inoltre, per il carcinoma
prostatico metastatico ormono-sensibile (mHspc), l'attenzione si
sta spostando dalla semplice intensificazione delle terapie,
alla scelta del trattamento guidata, dall'età del paziente, dal
timing di comparsa delle metastasi e dalla biologia molecolare
del tumore. Infine il Dna tumorale circolante (ctDna o biopsia
liquida) sta entrando progressivamente nella pratica clinica.
"Il ctDna non è ancora un test molto diffuso - conclude il
professor Rocco - ma potrebbe rappresentare uno strumento
decisivo in scenari clinici selezionati".
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