Stimolare e promuovere il tema delle cure palliative come intervento possibile per accompagnare le terapie quando queste sono impotenti e concentrare l'attenzione non più sulla malattia, ma sul malato e il suo soffrire, passando per una piena attuazione della legge 38 del 2010 e il superamento dei divari regionali. È l'intento del 'Libro Bianco per la promozione delle cure palliative in Italia', promosso e patrocinato dalla Pontificia Accademia per la Vita e dalla Conferenza Episcopale Lombarda, con la partecipazione delle Associazioni pazienti Salute Donna Odv, Salute Uomo e Fondazione Floriani Ets e presentato alla Camera dei deputati.
Il volume, a cura di Tullio Proserpio, Fabrizio Mastrofini e Augusto Caraceni e pubblicato da Libreria Editrice Vaticana, è frutto del lavoro portato avanti da un pool di oltre 40 esperti delle scienze mediche, filosofiche, pastorali, sociali e mira a formare una cultura della cura che ponga al centro la persona nella sua interezza. "La Chiesa vuole promuovere una rete di cura che non lasci solo nessuno, per affrontare la sofferenza con competenza e compassione, lontani da ogni deriva eutanasica", ha spiegato monignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia Per la Vita. Il documento contiene una serie di raccomandazioni per la politica, le istituzioni, gli operatori sanitari e la farmaceutica. Affrontato anche il tema dei caregiver, delle disparità regionali e della formazione specifica.
"Viene lanciato un messaggio chiaro: il diritto alle cure palliative deve essere reale, uniforme e accessibile in tutto il Paese - ha dichiarato la deputata Vanessa Cattoi, coordinatrice dell'intergruppo parlamentare 'Insieme per un impegno contro il cancro' alla Camera -. Oggi, purtroppo non è ancora così, ma ci sono margini di miglioramento, il Libro Bianco ci aiuta nelle riflessioni ed ognuno deve dare il proprio contributo in questo percorso". Per Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna Odv, "il tema prioritario è garantire l'accesso e la gestione delle cure palliative che devono accompagnare già dalle prime cure la persona malata, così si evita la sofferenza e si migliora l'aderenza ad alcune terapie. Intervenire precocemente significa alleviare il peso della malattia e della sofferenza, inoltre, quando il paziente viene assistito con le cure palliative non chiede il ricorso all'eutanasia, spesso legato proprio all'estrema sofferenza".
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