In 50 anni i 'valori soglia' per l'ipertensione abbassati del 20% ma divergenze tra linee guida

Studio dell'Università di Bologna, regna l'incertezza


Negli anni Settanta del secolo scorso, una persona per essere considerata ipertesa doveva avere più di 160 di pressione massima e 95 di minima. Oggi quei valori sono scesi rispettivamente a 130 (ma meglio 120) e 80. Una riduzione di quasi il 20%. Lo sottolinea un'analisi dell'Università di Bologna pubblicata sulla rivista Medical Sciences che mette in luce, inoltre, una forte disomogeneità tra le diverse linee guida di riferimento su scala internazionale.

    "Secondo recenti stime, 1,4 miliardi di adulti di età compresa tra 30 e 79 anni vivono attualmente con una diagnosi di ipertensione, che è un importante fattore di rischio per diverse malattie cerebrovascolari e cardiovascolari potenzialmente letali", scrivono i ricercatori. Se i trattamenti consentono di ridurre questo rischio, altrettanto cruciale è definire i valori considerati fisiologici e al di sopra dei quali la pressione alta diventa un problema.

    Ebbene, sottolineano i ricercatori che hanno passato in rassegna 32 linee guida per la pratica clinica, nell'ultimo mezzo secolo è stata una corsa al ribasso. Ciò ha ridotto il livello di rischio di milioni di persone, ma ha prodotto anche altri effetti: un numero molto maggiore di pazienti che diventano idonei alla terapia farmacologica o a schemi terapeutici più intensivi porta inevitabilmente all'aumento dei costi complessivi della gestione dell'ipertensione, oltre che il numero di persone che non riescono a raggiungere i valori considerati ottimali.

    "Spostare i valori soglia verso il basso non determina soltanto il cambio di stato - da sane a malate - di milioni di persone, ma significa anche che tantissimi pazienti già in trattamento non riescono più a raggiungere i nuovi target di pressione, ora più bassi, e hanno quindi necessità di dosi maggiori di farmaci", afferma Lamberto Manzoli, professore al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università di Bologna, che sottolinea un altro aspetto: il fatto che diverse linee guida nazionali e internazionali indichino valori soglia diversi provoca incertezza tra i medici nel momento in cui devono decidere se un paziente ha bisogno o meno di avviare un percorso terapeutico. E questa incertezza, concludono, è amplificata ancora di più tra i pazienti che cercano online informazioni, risposte e consigli sui temi medici.
   

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