'Latte umano donato, in Italia disponibile solo per un terzo dei neonati fragili'

Allarme dell'Associazione Banche del Latte Umano Donato, serve rete nazionale


Per i neonati più fragili ricoverati in terapia intensiva, il latte umano donato rappresenta molto più di un alimento: è un vero salvavita. Dal 2027, con la nuova normativa europea, sarà infatti considerato un tessuto, al pari di sangue e organi, segnando una svolta importante per tutto il sistema. In Italia, però, l'accesso resta limitato: solo poco più di un terzo dei neonati sotto i 1500 grammi (oltre 3.000 in Italia) può beneficiarne, anche a causa della distribuzione disomogenea delle Banche del Latte, soprattutto al Sud.
    Il tema sarà al centro del congresso dell'Associazione Nazionale Banche del Latte Umano Donato a Torino il 16 e il 17 aprile, dove si discuterà di una rete più equa e dell'adozione di nuove tecnologie per migliorare sicurezza e qualità del latte donato. A Torino si incontreranno gli operatori di tutte le 44 Banche esistenti. Il congresso è organizzato dall'Associazione Nazionale Banche del Latte Umano Donato (Enrico Bertino, Guido Moro e Paola Tonetto) e dalla Neonatologia dell'Università (Alessandra Coscia e David Lembo).
    L'obiettivo è cercare di porre le basi per costruire una rete uniforme delle Banche su tutto il territorio nazionale, cosi come già avviene per la donazione del sangue. Inoltre, durante un workshop negli ospedali Ospedale Sant'Anna e Ospedale Regina Margherita, sarà presentato un innovativo pastorizzatore per piccoli volumi di latte umano, sviluppato da Università di Torino e Consiglio Nazionale delle Ricerche.
    La nuova tecnologia garantisce sicurezza microbiologica mantenendo le proprietà nutritive del latte. Attualmente è utilizzata solo presso la banca dell'Oirm-Sant'Anna, ma i risultati promettenti aprono alla possibilità di estenderla a livello nazionale.
   

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