Il vaccino antinfluenzale potrebbe esercitare un effetto protettivo nei confronti della malattia di Alzheimer che si protrae per almeno i due anni successivi alla vaccinazione; inoltre il vaccino ad alto dosaggio, impiegato in particolare negli anziani, ha un effetto maggiore rispetto a quello a dose standard. È quanto emerge da uno studio coordinato da ricercatori dell'University of Texas Health Science Center di Houston e pubblicato sulla rivista Neurology.
"Diversi vaccini antimicrobici sono stati collegati a un ridotto rischio di demenza negli anziani", spiegano i ricercatori, che negli anni scorsi avevano già condotto uno studio sul vaccino antinfluenzale riscontrando una riduzione del rischio di Alzheimer del 40% nei 4 anni successivi.
La nuova ricerca suggerisce che i vantaggi potrebbero essere anche più ampi con il vaccino a dosaggio più alto. Lo studio ha preso in considerazione i dati relativi a circa 160 mila persone, riscontando una riduzione del rischio di Alzheimer di circa il 55% nelle persone che si erano sottoposti alla vaccinazione antinfluenzale ad alto dosaggio.
"Questo studio ha dimostrato una diminuzione del rischio di demenza di Alzheimer negli adulti con più di 65 anni che hanno ricevuto un vaccino antinfluenzale ad alte dosi rispetto a un vaccino antinfluenzale a dose standard, con un effetto più lungo e robusto tra le donne rispetto agli uomini", concludono i ricercatori, che auspicano la realizzazione di altri studi che confermino i risultati, spieghino i meccanismi biologici alla base dell'effetto protettivo e indaghino la possibilità che la vaccinazione abbia effetti sulla progressione della malattia di Alzheimer.
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