Istituto Altamedica, possibile prevenzione autismo già in gravidanza in casi a rischio

'Per donne a rischio in cui autoanticorpi materni FRAA ostacolano trasporto folati a feto'


"La lotta all'autismo deve iniziare nel grembo materno". Lo spiega Claudio Giorlandino, direttore scientifico dell'Istituto di ricerca Altamedica, chiarendo che al centro della nuova strategia di prevenzione c'è il dosaggio degli autoanticorpi anti-recettore alfa del folato (FRAA), una molecola che può fare la differenza tra uno sviluppo neuroevolutivo tipico e l'insorgenza del disturbo.
    La ricerca dell'Istituto Altamedica si è concentrata su un meccanismo immuno-metabolico specifico: in molte gravidanze, gli autoanticorpi materni (FRAA) ostacolano il trasporto dei folati verso il feto proprio nella fase cruciale di formazione del cervello. In queste circostanze, l'integrazione standard con acido folico si rivela inefficace, poiché il recettore principale è bloccato dagli anticorpi.
    "L'aumento costante dei casi nell'ultimo quarto di secolo non può essere spiegato dalla genetica, che non trasmette il difetto trasversalmente come un virus - spiega Giorlandino -. L'autismo non sindromico, che rappresenta il 70% dei casi, ha un'origine multifattoriale, ma i nostri dati indicano che il danno si costruisce in utero durante lo sviluppo del sistema nervoso fetale". Il folato è essenziale per la sintesi del DNA, la neurogenesi e la formazione delle sinapsi. Quando i FRAA bloccano il recettore, chiarisce l'esperto, "l'acido folico standard diventa totalmente inutile. Al contrario, l'acido folinico - la forma attiva del folato - può utilizzare vie di trasporto alternative, superando il blocco e scongiurando la carenza di folati cerebrali".
    Il percorso scientifico di Altamedica ha toccato tappe fondamentali negli ultimi quattro anni anni. Un primo segnale arriva da un report pubblicato nel luglio 2025 su Clinical and Translational Neuroscience. Il lavoro descrive due donne FRAA-positive, entrambe con precedenti figli affetti da disturbi del neurosviluppo. Durante le successive gravidanze sono state trattate con calcio folinato. I bambini nati da queste gravidanze, seguiti fino a tre anni, hanno mostrato uno sviluppo neuroevolutivo tipico e nessun segno di autismo. Un secondo livello di evidenza arriva da uno studio pubblicato su Brain and Behavior, basato su 3.600 ecografie del primo trimestre. Tra i feti con translucenza nucale aumentata e test genetici negativi, nei casi in cui le madri risultavano FRAA-positive, tutti i bambini hanno ricevuto successivamente una diagnosi di disturbo dello spettro autistico, mentre nel gruppo FRAA-negativo la proporzione era nettamente inferiore.
    La conferma definitiva è arrivata dal trial randomizzato pubblicato a marzo 2026, dopo un lavoro di 4 anni, su Reproductive, Female and Child Health. Lo studio ha evidenziato che, tra le madri positive ai FRAA trattate con acido folinico, l'incidenza di autismo è stata del 10%, contro il 62,5% osservato nel gruppo che assumeva il comune acido folico.
    "Questo cambia radicalmente la prospettiva clinica: non dobbiamo più limitarci al trattamento dopo la nascita - conclude Giorlanino -. Identificare tempestivamente le gravidanze a rischio attraverso il dosaggio sierico dei FRAA ci offre la possibilità concreta di intervenire prima che il danno si verifichi. È un passaggio che deve entrare con urgenza nel protocollo di prevenzione prenatale".
   

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