Sono stati trattati con successo a distanza due pazienti con gravi malattie retiniche che se non operati tempestivamente avrebbero perso la vista, attraverso un corridoio 'tele-terapeutico' che ha permesso a medici di Kiev di operare localmente con il laser: è il successo raccontato all'ANSA da Andrea Cusumano dell'Università di Roma Tor Vergata e riportato su Nature Medicine. "Si tratta di interventi senza precedenti in un contesto bellico", precisa Cusumano, che ha condotto il lavoro insieme a Marco Lombardo di Tor Vergata e Oleg Parkhomenko del Policlinico Centrale di Kiev del Ministero degli Interni ucraino.
"Abbiamo operato a distanza due pazienti ucraini, uno con iniziale distacco, l'altro con una trombosi retinica; si tratta di patologie frequentissime, che rispondono alla terapia laser solo se eseguita tempestivamente. Un terzo paziente, a Roma, è stato trattato a distanza dagli operatori ucraini".
I tre pazienti stanno bene e non hanno riportato complicanze.
Si tratta di interventi brevi e personalizzati, spiega Cusumano, che sono stati però preceduti da prove di connessione e di settaggio dei laser, che richiedono vari passaggi: "il nostro laser acquisisce su uno schermo tutte le immagini cliniche relative alla retina del paziente - spiega -. Dopo di che 'disegna' il trattamento da fare, proprio come una mappa delle aree della retina da trattare. La 'mappa del trattamento' è stata poi inviata sul laser dei colleghi di Kiev. L'oculista locale ha ricevuto il trattamento e lo ha eseguito col suo apparecchio".
"Abbiamo fatto la stessa cosa con un ospedale in Arizona (3 pazienti) e uno a Buenos Aires (4 pazienti) - precisa Cusumano - ma è la prima volta che eseguiamo operazioni con laser teleguidato in un contesto di guerra".
Questo studio dimostra che, se rigorosamente gestiti e valutati in modo trasparente, i corridoi di teleterapia potrebbero contribuire a salvaguardare la continuità delle cure in contesti bellici, disastri naturali o in condizioni di estremo isolamento geografico: "la lezione più profonda è di natura strutturale. Con l'intensificarsi dell'instabilità geopolitica e delle perturbazioni causate dai cambiamenti climatici, la resilienza del sistema sanitario dipenderà sempre più dalla capacità di svincolare le competenze dalla posizione geografica", conclude Cusumano.
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