Una 'mappa GPS' delle cellule tumorali per potenziare l'immunoterapia

Nasce in Campania il primo laboratorio del Sud Italia totalmente dedicato a immunoncologia


 Tracciare la mappa vitale di un tumore fotografando anche la collocazione 'geografica' delle cellule cancerose e la loro interazione spaziale con il sistema immunitario, come in una sorta di 'mappa Gps': si tratta di una delle più avanzate frontiere della medicina di precisione, ovvero la cosiddetta 'biologia spaziale'. E' questa una delle linee di ricerca di punta del primo laboratorio del Sud Italia interamente dedicato all'immunoncologia, realizzato grazie alla donazione della Fondazione Irti, presieduta da Natalino Irti. Il centro punta allo studio dei meccanismi di resistenza alle cure e alla personalizzazione dei trattamenti per rendere l'immunoterapia sempre più efficace per tutti i pazienti. I nuovo laboratorio, nell'ambito del Centro ricerche oncologiche di Mercogliano, è diretto da Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all'Università Federico II di Napoli e direttore dell'Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell'Istituto Pascale di Napoli .
    "Qui convergono le linee di ricerca più promettenti: dall'analisi del microbioma alla profilazione genetica dei pazienti (gene signature), fino all'identificazione di nuovi biomarcatori molecolari - afferma Ascierto -. Ma la linea di ricerca più avanzata che stiamo esplorando è la biologia spaziale, una disciplina rivoluzionaria che permette di studiare il 'microambiente tumorale' con una precisione chirurgica. Mentre la genomica tradizionale analizza i tessuti come in un 'frullato' di cellule, la biologia spaziale permette di mantenere intatta l'architettura del tumore, preservandone il contesto topografico. Grazie a strumentazioni di ultima generazione siamo quindi in grado di mappare non solo la presenza delle cellule tumorali, ma la loro interazione geografica con il sistema immunitario". "Con questo laboratorio facciamo un ulteriore salto di qualità nella medicina di precisione - spiega il direttore scientifico Alfredo Budillon - non ci limitiamo più a guardare le cellule tumorali in modo isolato, ma ne studiamo l'architettura spaziale. Questo ci può permettere di capire perché alcuni pazienti rispondono alle cure e altri no, nel solco di terapie sempre più personalizzate che riducono gli effetti collaterali e massimizzano l'efficacia del trattamento".
    Con una donazione complessiva di 400.000 euro, la Fondazione ha permesso l'acquisto di macchinari di ultima generazione: "Abbiamo fortemente voluto che questo investimento restasse al Sud e trovasse casa nel talento dei ricercatori dell'Irccs Pascale - conclude il presidente della Fondazione, Natalino Irti -. Trasformare una sofferenza privata in una risorsa collettiva è il modo più nobile per onorare la memoria e il futuro. Sapere che queste tecnologie porteranno nuove opportunità di cura per i pazienti è, per la nostra Fondazione, il risultato più prezioso". 
   

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