L'oncologia medica italiana compie quest'anno 50 anni. È infatti trascorso mezzo secolo da quando si è passati da curare il cancro prevalentemente con il bisturi alla terapia farmacologica, arrivando oggi ad avere a disposizione oltre 300 molecole diverse (attualmente in uso per vari tumori, da sole o in combinazione), tra chemioterapici, terapie ormonali, farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapici. Per ricordare questo traguardo il Collegio italiano dei primari di oncologia medica (Cipomo) ha scelto un simbolo istituzionale: un francobollo commemorativo (disponibile nella Repubblica di San Marino) dedicato all'oncologia medica e alla figura di Gianni Bonadonna, medico milanese che ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo della chemioterapia moderna. L'anniversario richiama infatti il 1976, anno in cui Bonadonna pubblicò sul New England Journal of Medicine lo studio che introdusse uno dei primi schemi di chemioterapia combinata (Cmf) nel trattamento adiuvante. Un lavoro destinato a diventare riferimento internazionale e a segnare un passaggio metodologico decisivo: dimostrare la natura sistemica dei tumori e la possibilità concreta di ridurre le recidive, aprendo per molte pazienti una prospettiva di guarigione definitiva. La cerimonia ufficiale si è svolta il 5 marzo al Palazzo Pubblico della Repubblica di San Marino su iniziativa del Cipomo. "Con questa iniziativa celebriamo un passaggio storico che ha cambiato il modo di curare il cancro e la vita delle persone grazie all'intuizione, alla genialità e alla straordinaria capacità scientifica di Gianni Bonadonna", ha dichiarato il presidente di Cipomo, Paolo Tralongo.
L'intuizione che portò al superamento del bisturi avvenne durante la seconda guerra mondiale, quando fu notato che i sopravvissuti all'esposizione a una nube tossica di iprite presentavano un crollo drastico dei globuli bianchi. I ricercatori americani Louis Goodman e Alfred Gilman, a Yale, ebbero un'intuizione geniale: se questo veleno uccide così efficacemente le cellule del sangue sane, può fare lo stesso con quelle impazzite dei tumori del sangue? Nacque così la mostarda azotata, il primo agente chemioterapico utilizzato nella storia dell'oncologia. Ma in Italia il trattamento dei tumori era ancora fermo alla chirurgia. Ed è qui che entra in scena Gianni Bonadonna. Dopo aver passato gli anni di formazione negli Usa, negli anni '70, tornato in Italia decise di sfidare (insieme a Veronesi) il dogma della chirurgia nel tumore al seno. Prese tre farmaci diversi (il protocollo Cmf) e propose di usarli dopo che il chirurgo aveva tolto il tumore visibile. Nonostante lo scetticismo dei colleghi, Bonadonna dimostrò, dati alla mano, che quella 'pulizia chimica' (terapia adiuvante) abbatteva drasticamente il rischio che il cancro tornasse. Bonadonna ha così trasformato l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in un faro mondiale, e il suo metodo clinico ha permesso di salvare milioni di donne in tutto il mondo.
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