(di Antonino Michienzi)
Era cominciata sotto i peggiori auspici, ma poi si è rivelata del tutto ordinaria: la stagione influenzale volge al termine e i dati confermano che i numeri sono in linea con quelli del recente passato, con 12,6 milioni di italiani che sono stati messi a letto da infezioni respiratorie acute . Un bilancio importante, ma inferiore a quello dello scorso anno che aveva visto circa 16 milioni di contagi.
L'epidemia non si è però ancora spenta del tutto. Nell'ultima settimana, secondo il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto Superiore di Sanità, sono stati censite ancora 406 mila nuove infezioni: solo una piccola parte di queste (poco più del 2%) è però dovuta a virus influenzali. In questo periodo a far ammalare gli italiani sono soprattutto Rhinovirus, virus respiratorio sinciziale, metapneumovirus. Sono questi agenti che stanno alimentando una coda della curva epidemica, contagiando soprattutto i bambini con meno di 4 anni: in questa fascia di età la scorsa settimana quasi 1 su 30 si è ammalato. Nelle altre fasce della popolazione, le infezioni sono ormai poche.
Anche gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri stanno tornando verso la soglia fisiologica. "La stagione di quest'anno si avvia ad essere di intensità paragonabile alle due precedenti, anche se per alcune settimane avremo ancora un numero significativo di casi soprattutto tra i più piccoli", spiega Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell'Iss. In realtà ci si aspettava uno scenario diverso: dopo anni in cui era stato dominante il virus di tipo H1, era attesa la prevalenza di quello H3. Si temeva che "questo, a causa della sua ridotta circolazione negli anni passati, avrebbe avuto un più ampio bacino di popolazione suscettibile", osserva Gianni Rezza, professore straordinario di Igiene all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
"Inoltre, preoccupava la stagione intensa verificatasi nell'emisfero Sud. A peggiorare le cose, l'anticipo nell'inizio della stagione. Infine, è emersa la nuova variante K", ricostruisce l'esperto. "Nonostante queste premesse, la stagione si è rivelata in linea con quelle degli ultimi 2-3 anni". La variante K, inoltre, non solo non ha causato un aumento dei contagi né si è dimostrata più grave, ma si è mostrata vulnerabile al vaccino, come hanno mostrato i primi studi, tra cui uno in cui è coinvolto l'Iss e i cui risultati sono stati pubblicati su Eurosurveillance, rivista dell'European Centre for Disease Prevention and Control.
Proprio sul fronte delle vaccinazioni restano però criticità. "I dati indicano una copertura vaccinale negli over 65 intorno al 50%, nella fascia invece di età 60-64 anni la copertura si attesta intorno al 21%, nei bambini, purtroppo, cala ancora: tra i 6 mesi e i 6 anni di vita siamo intorno al 20%", afferma Maria Rosaria Campitiello, a capo del dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute. Si tratta di percentuali, "significativamente inferiori rispetto al target minimo del 75% e chiaramente lontane dall'obiettivo ottimale che è del 95%".
La grande maggioranza delle vaccinazioni - circa 9 milioni - sono state effettuate dai medici di medicina generale, seguiti dai pediatri di libera scelta (880 mila dosi) e dalle farmacie (870 mila dosi). Ora si pensa alla prossima stagione. Il ministero promette ulteriori sforzi per sensibilizzare la popolazione, semplificare l'accesso alla vaccinazione e sostenere le Regioni. "Vogliamo immaginare un'Italia che non rincorre l'influenza ma la anticipa", conclude Campitiello.
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