Contro sovrappeso e obesità non solo
dieta e movimento, ma azioni mirate su cervello, abitudini e
funzioni cognitive per riportare in equilibrio i meccanismi che
regolano fame, sazietà e consumo energetico. È la nuova
strategia indicata dal progetto 'Resilient' dell'ospedale
pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Intervenire tra i 6 e gli 11 anni, ossia nella fase di
massima plasticità cerebrale, consente di 'rimettere in
carreggiata' le vie neurali del metabolismo e correggere la
disfunzione metabolica in modo duraturo, in alcuni casi
potenzialmente definitivo. Uno studio su 120 bambini dimostra
che un percorso multidisciplinare di 5 mesi migliora peso,
metabolismo, sonno e capacità cognitive, aprendo nuove
prospettive nella lotta a una condizione che in Italia riguarda
quasi un bambino su tre.
Nello specifico, l'approccio terapeutico del progetto
'Resilient' ha integrato educazione alimentare, attività fisica
strutturata, promozione di corretti stili di vita e
coinvolgimento attivo dei genitori. Nelle prime 8 settimane i
bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali
online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo
(professionista dell'attività fisica), seguiti da una fase di
consolidamento meno intensiva. Un gruppo di bambini ha
partecipato anche a un training cognitivo computerizzato, con
esercizi adattivi per potenziare attenzione e memoria. Proprio
questo elemento ha mostrato un beneficio aggiuntivo, in
particolare sul sonno e sulle capacità di autoregolazione. Il
risultato di questo percorso è stato un miglioramento
generalizzato di tutte le variabili considerate nello studio:
composizione corporea, peso, forza muscolare, metabolismo,
controllo della fame, qualità del sonno, aspetti comportamentali
e abilità cognitive.
"L'obesità infantile è una condizione multidimensionale che
coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive. I nostri
dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i
bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro
funzionamento", osserva Deny Menghini, responsabile di
Psicologia del Bambino Gesù. Per Melania Manco, dell'unità di
ricerca di Medicina predittiva e preventiva, "non basta
prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare,
precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra
temporale in cui la biologia consente di ripristinare il
fisiologico controllo del metabolismo".
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