'Effetto rebound', ora il rischio è la fuga dalle donazioni

Aido: 'Qualche revoca ma a gennaio boom adesioni'. Schillaci: 'Va tolto ogni dubbio'


Mentre l'intero Paese si augura che la vicenda del bimbo di Napoli al quale è stato trapiantato un cuore danneggiato possa ancora concludersi con un esito positivo a preoccupare ora è anche il rischio che questa storia possa portare ad una 'fuga' dalle donazioni, un cosiddetto effetto 'rebound' paventato dal ministro della Salute Orazio Schillaci e per evitare il quale associazioni ed esperti lanciano un appello ai cittadini, affinché esprimano un 'sì' alla donazione senza perdere fiducia nel sistema dei trapianti.

"Speriamo ancora che si possa trovare una soluzione per questo piccolo paziente", ha affermato Schillaci, sottolineando la necessità di fare chiarezza: "Bisogna capire cosa è successo per non far perdere la fiducia dei cittadini verso un atto di grande altruismo che è quello di donare". Non è infatti escluso "un effetto rebound", ma "negli ultimi anni abbiamo fatto campagne e il risultato è stato evidente perché il numero di donazioni è aumentato in molte Regioni. Vogliamo continuare su questa strada e perché ciò avvenga - ha spiegato il ministro - è importante fare chiarezza e togliere ogni dubbio". In realtà, nell'ultima settimana, dopo l'eco mediatica del caso, si è già registrata una leggera flessione nelle volontà alla donazione e qualche revoca alle volontà già espresse ma al momento non c'è una situazione di allarme, affermano dall'Associazione italiana per la donazione d'organi (Aido).

"Sicuramente - spiega all'ANSA la presidente di Aido, Flavia Petrin - abbiamo avuto delle richieste di revoca nell'ultima settimana, ma è ovviamente un fenomeno che abbiamo in tutto l'anno. Probabilmente negli ultimi giorni, per effetto di questa vicenda, abbiamo registrato qualche sì in meno alla volontà di donazione e qualche revoca in più tra chi si era già espresso positivamente. Complessivamente, raccogliamo circa 25mila manifestazioni positive di volontà l'anno e solo a gennaio ne abbiamo raccolte 4.500 a fronte di 1.200 nei primi 15 giorni di febbraio '26. Una decina invece le disdette ricevute in questi ultimi giorni a fronte, però, di 1,5 milioni di soci. C'è stata cioè una leggera flessione ma non credo sia un segnale d'allarme". E' però "importante - rileva - continuare con la campagna di informazione, perché ancora 8mila persone sono in lista di attesa per un trapianto".

Secondo Petrin, "come sempre, quando c'è una bella storia questa fa da traino positivo, come nel caso della donazione degli organi di Nicholas Green. Una storia problematica può invece influire negativamente, ma va ricordato che sono tantissime le persone che hanno beneficiato del trapianto e nel 2024 abbiamo superato le 4.500". Oggi, ricorda, "abbiamo i primi pazienti che hanno vissuto anche 40 anni dopo il trapianto e il dono di un organo fa bene a tutta la società dal momento che il 90% dei trapiantati può tornare al lavoro essendo soggetti produttivi". Un invito a sostenere la donazione d'organi arriva dallo stesso Reginald Green che, in un'intervista, rileva come la storia di Tommaso "ci ricorda quanto sia preziosa ogni donazione. Ogni famiglia che ha un membro in morte cerebrale può scegliere tra seppellire gli organi o salvare la vita di diversi pazienti". E conclude: "Ho 97 anni e passo ancora ore ogni giorno facendo cose che spero aumentino i tassi di donazione in tutto il mondo".

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