Sono le malformazioni congenite più
frequenti, con un'incidenza globale che in Italia è stimata in
8-10 casi ogni 1.000 nati vivi e, nonostante i continui
progressi assistenziali, continuano a rappresentare la
principale causa di mortalità in età neonatale (0-28 giorni di
vita). Si tratta delle cardiopatie congenite, al centro della
Giornata Mondiale del 14 febbraio. In questa occasione la
Società Italiana di Neonatologia (Sin) e la Società Italiana di
Cardiologia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite (Sicp)
confermano in una nota che "l'unica strategia efficace nei
confronti di questa categoria estremamente fragile di neonati
cardiopatici è un approccio multidisciplinare integrato e
pianificato da professionisti esperti".
Sin e Sicp ritengono in particolare che un perfezionamento
della diagnosi prenatale, una sempre più attenta pianificazione
del parto e delle cure neonatali, associata allo sviluppo di
strategie terapeutiche personalizzate basate sul profilo clinico
e genetico del paziente, rappresentino gli elementi cardine per
la migliore assistenza possibile alle Cardiopatie congenite,
anche in presenza di prematurità. Un percorso in cui un aspetto
centrale è rappresentato dal ruolo della famiglia - afferma
Massimo Agosti, presidente Sin - che deve ricevere
un'informazione clinica continuamente aggiornata con un supporto
psicologico costante e deve essere coinvolta in ogni passo del
percorso assistenziale. Ciò è particolarmente importante nei
casi più complessi, soprattutto se concomitano malformazioni e
anomalie genetiche, ponendo quesiti etici nelle scelte da
condividere".
"Alla nascita la sfida che si pone di fronte ad un neonato
pretermine e di basso peso con cardiopatia congenita è la scelta
tra la necessità di un primo intervento palliativo (correzione
parziale, che non ripristina l'anatomia, ma consente la
sopravvivenza) e la possibilità di un intervento correttivo
definitivo anticipato - spiega Massimo Chessa, presidente Sicp -
La letteratura in merito non è univoca e presenta dati molto
variabili a seconda dei centri. In passato veniva molto
utilizzato il criterio del "peso soglia" da attendere prima di
procedere alla correzione definitiva, peso variabile a seconda
della cardiopatia e del tipo di intervento. È plausibile che,
ancora una volta, tramite il confronto multidisciplinare dei
vari professionisti, si arrivi ad una strategia individualizzata
che tenga conto delle caratteristiche fisiopatologiche e della
specifica evoluzione nel singolo caso".
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