Sono al momento "poco affidabili e
potrebbero essere migliorati" i braccialetti con i test del
colore per verificare la presenza di droghe nelle bevande,
introdotti da poco in commercio. Per la ketamina funzionano
piuttosto bene, mentre per le altre sostanze risultano
inefficaci. Lo evidenzia uno studio del Centro nazionale
Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità,
pubblicato online come lettera al direttore sulla rivista
Clinical Chemistry and Laboratory Medicine (link). Dalla ricerca
emerge che l'interferenza col colore di alcune bevande, insieme
a condizioni di scarsa illuminazione legata a luoghi come le
discoteche e a un limite di rilevamento poco chiaro, oltre a una
sensibilità non sempre perfetta, rappresentano delle criticità
da risolvere per arrivare a un potenziale loro utilizzo più
diffuso.
"Proprio i colori sono uno dei punti critici di questi
dispositivi - sottolinea Simona Pichini, direttrice del Centro
nazionale Dipendenze e Doping dell'Iss - sotto una luce ridotta
e cangiante come quella delle discoteche, il cambio da una
colorazione all'altra può non essere percepito ed essere quindi
inequivocabile, come invece lo sarebbe un simbolo (ad esempio la
+). Una possibile soluzione potrebbe essere proprio quella di
sostituire il colore con un simbolo".
Si chiama "spiking" l'aggiunta intenzionale di una sostanza al
drink di una persona, in genere una donna, senza che lo sappia e
senza il suo consenso, con l'intento di comprometterne le
capacità cognitive o fisiche in modo da poterne abusare. Contro
questa pratica che costituisce a tutti gli effetti una violenza
sessuale sono stati ideati e resi disponibili da poco sul
mercato anche online dei dispositivi indossabili, dei bracciali
che permettono un test basato sul cambio di colore, che hanno
scopo di rilevare farmaci comuni utilizzati per alterare le
bevande.
Le ricercatrici del Centro nazionale Dipendenze e Doping hanno
testato due diverse tipologie di dispositivi in commercio. Lo
scopo era valutare la loro affidabilità nel rilevamento di GHB
(acido gamma-idrossibutirico), ketamina, scopolamina, cocaina,
MDMA e benzodiazepine.
A questo scopo, per lo studio sono stati presi in considerazione
con test di laboratorio combinazioni legate ai cocktail alcolici
più comuni serviti in contesti ricreativi, a base di vino
bianco, spumante, gin, oltre a un cocktail alcolico amaro e
colorato.
Le bevande sono state addizionate alle concentrazioni tipiche di
un uso ricreativo per valutare la sensibilità e l'affidabilità
del dispositivo di rilevamento per potenziali adulterazioni. Un
cambiamento dal giallo all'arancione e dal rosa al blu, a
seconda del test utilizzato, indicava una reazione positiva,
segnalando che la bevanda potrebbe non essere sicura da
consumare. Nel corso dei test condotti in laboratorio è emerso
che nel caso della ketamina vi è stato un chiaro cambio di
colore dal giallo all'arancione (un effetto rilevato in special
modo nei cocktail a base di gin), mentre il passaggio dal rosa
al blu per il GHB risultava ad esempio scarsamente definito e le
benzodiazepine e l'MDMA non rilevate.
Gli esperimenti condotti hanno permesso in generale di rilevare
come il colore di una bevanda influisca sulla precisione del
rilevamento, come nel caso di un cocktail rosso analizzato.
Inoltre, le bevande al limone o all'arancia hanno causato falsi
positivi e per alcune sostanze come la cocaina il test rapido ha
avuto bisogno di essere ripetuto più volte.
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