Le proprietà analgesiche e
antinfiammatorie dei principi attivi della cannabis hanno
aiutato una 54enne con la pancreatite a eliminare i dolori dopo
24 anni di cure farmacologiche inefficaci. È quanto dimostrato
da uno studio curato dal direttore Uoc Cure Palliative della Asl
di Bari, Felice Spaccavento, in collaborazione con il professor
Silvio Tafuri di UniBa. Si tratta del primo case report clinico
italiano su questo tipo di approccio terapeutico in pazienti con
pancreatite cronica e dolore cronico severo e refrattario. Lo
studio - si legge sulla rivista Journal of Cannabis Research che
lo ha pubblicato - spiega che i cannabinoidi, in particolare il
tetraidrocannabinolo (Thc) e il cannabidiolo (Cbd),
interagiscono con il sistema endocannabinoide dell'organismo,
principalmente attraverso i recettori CB1 e CB2. Questi
recettori sono ampiamente distribuiti nell'organismo, incluso il
tessuto pancreatico, dove influenzano la percezione del dolore e
le risposte infiammatorie.
Il Thc, il principale composto psicoattivo della cannabis, è
stato collegato alla modulazione del dolore e può promuovere la
fibrosi pancreatica, mentre il Cbd, un componente non
psicoattivo, dimostra significative proprietà antinfiammatorie
per ridurre l'infiammazione e modulare le risposte immunitarie
nelle condizioni croniche. Il Cbd, infatti - evidenzia lo studio
- modula lo stress ossidativo, un fattore chiave nella
patogenesi della pancreatite cronica, riducendo i livelli di
marcatori ossidativi e aumentando l'espressione di fattori
citoprotettivi. Sono questi gli effetti che hanno migliorato la
vita della paziente alla quale Spaccavento ha prescritto una
terapia a base di olio di cannabis: un estratto con un'alta
concentrazione di Cbd (5%) e una bassa concentrazione di Thc
(inferiore allo 0,5%), somministrato a dosaggi minimi. "In pochi
giorni - afferma il medico, primo autore dello studio - il
dolore è scomparso completamente. La valutazione di follow-up è
stata effettuata per 16 mesi, da febbraio 2024 a giugno 2025,
periodo nel quale non si sono più verificati episodi acuti, la
paziente ha recuperato peso, appetito, sonno, ciclo mestruale
regolare e ha potuto sospendere tutti gli altri farmaci".
"Affetta da una forma grave di pancreatite cronica
recidivante, la paziente - spiega l'Asl di Bari - ha vissuto per
24 anni tra forti dolori addominali e una qualità della vita
compromessa, a causa di un dimagrimento estremo, fino a 36
chili. Nessun farmaco tradizionale ha mai garantito un beneficio
duraturo", neppure "l'impianto di una endoprotesi, eseguito in
una struttura ospedaliera del nord e poi rimossa perché
infetta".
"La cannabis medica non è una panacea - conclude Spaccavento
- ma in casi selezionati può cambiare radicalmente la vita dei
pazienti. La risposta positiva della paziente al trattamento
dimostra che la cannabis potrebbe aiutare a ridurre la frequenza
e la gravità degli episodi di pancreatite. Servono ora studi
clinici più ampi per confermare questi risultati".
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