(di Lorenzo Padovan)
Chi ha ucciso Alessandro Venier?
La compagna Mailyn con i lacci delle scarpe o già prima la mamma
Lorena somministrandogli sedativi e iniettandogli due dosi di
insulina? E' su questo che verterà, con ogni probabilità, la
battaglia legale futura nel processo con l'accusa di omicidio
pluriaggravato a carico delle due donne. Per ora la questione
resta insoluta.
Secondo quanto filtra dalle strette maglie del riserbo, la
Tac e l'autopsia avrebbero fatto emergere elementi tali che
farebbero propendere per lo strangolamento, "ma da parte nostra
non possiamo confermare questa ricostruzione", fa sapere la
Procura. Conclusioni queste, comunque, confutate anche dai
periti della difesa.
"Personalmente suggerisco di apprezzare con grande cautela le
anticipazioni che circolano in queste ore: le conclusioni
definitive potranno essere tratte solo quando saranno depositati
gli esiti ufficiali degli accertamenti, e non sulla base di
indiscrezioni, peraltro non sempre aderenti alla realtà
scientifica", ha detto l'avvocato Federica Tosel, che difende
Mailyn Castro Monsalvo.
Il punto chiave sta nel fatto che mancherebbero segni
evidenti sul collo della vittima e le macchie polmonari
segnalate nell'esame e messe a verbale non sarebbero sufficienti
a spiegare nemmeno una morte per soffocamento da pressione con
un cuscino, come Lorena aveva detto di aver provato a fare prima
di chiedere a Mailyn di usare i lacci delle scarpe per vincere
la resistenza del figlio.
Gli esami tossicologici, che saranno pronti non prima di
alcune settimane, spiegheranno invece il ruolo dei sedativi e
delle dosi di insulina usate per rendere inoffensiva la vittima.
E se possano aver provocato il decesso prima dell'azione manuale
che Lorena ha descritto "per finirlo".
Le analisi effettuate hanno invece confermato che, post
mortem, c'è stato un "depezzamento" (gli arti inferiori sono
stati separati dall'addome e questo dal torace e dal capo)
compiuto con un utensile di cui non sarebbe ancora stata
accertata la compatibilità. La mamma ha parlato di un coltello,
che tuttavia non sarebbe stato in grado di incidere le ossa del
femore, per il quale potrebbe essere stato usato il seghetto che
è stato sequestrato nell'autorimessa.
La calce viva che per cinque giorni aveva coperto il corpo
non ha creato problemi all'esame odierno, mentre ha ostacolato
il lavoro di ieri dei tecnici nell'effettuazione della Tac. I
Ris sono tornati anche oggi nella villetta di Gemona per
completare gli accertamenti: prima avevano partecipato, in
ospedale, alle verifiche sul bidone usato per contenere i resti
della vittima, nei cinque giorni trascorsi tra il delitto e il
crollo psichico di Mailyn.
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