Come batte il cuore? Dinamica regolare, non caotica

Lo rivela analisi frequenza cardiaca con nuovo metodo


La dinamica del sistema cardiovascolare è regolare e non caotica: è quanto emerge da una ricerca frutto della collaborazione tra studiosi dei dipartimenti di ingegneria dell'informazione e matematica dell'Università di Pisa che "ha risolto - si spiega dall'Ateneo - un problema ancora aperto da decenni nella comunità scientifica medica e della bioingegneria". Ciò permettendo "di comprendere meglio la dinamica del sistema cardiovascolare" e "aprendo la strada alla definizione di nuovi biomarcatori che quantificano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari".
    "Gli intervalli di tempo tra battiti cardiaci consecutivi - spiega Martina Bianco, dottoranda in ingegneria biomedica e con una laurea in matematica alle spalle - formano una serie chiamata della variabilità della frequenza cardiaca (Hrv), composta da intervalli successivi ottenuti dell'elettrocardiogramma e derivati da sistema nervoso centrale, simpatico e parasimpatico, respirazione, pressione sanguigna e attività ormonale. Ho quindi applicato un metodo matematico elaborato in astratto a dati numerici reali, come sono le serie derivanti dagli elettrocardiogrammi e il risultato che abbiamo ottenuto è abbastanza netto: la dinamica del sistema cardiovascolare è regolare e non caotica". Secondo Gaetano Valenza, docente di bioingegneria all'Ateneo pisano, "il metodo sviluppato consente di avere una conoscenza più approfondita del sistema cardiovascolare e, più in generale, delle dinamiche neurofisiologiche e questa maggiore conoscenza ci potrebbe consentire, per esempio, di definire nuovi biomarcatori in grado di quantificare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, che ancora oggi rimangono una delle principali cause di morte a livello mondiale". Lo studio è stato premiato a luglio dalla principale conferenza internazionale di ingegneria biomedica: un riconoscimento, conclude Claudio Bonanno, "che premia il coraggio dei due autori, Martina Bianco e Andrea Scarciglia, nel decidere di spendere le loro competenze matematiche nelle applicazioni alla bioingegneria: mi auguro che tutto questo serva a ribadire l'importanza di portare avanti, in contemporanea, la ricerca di base e quella applicata".
   

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