Intervenire sul cervello di un
bambino impiantando due elettrodi nel cuore dell'encefalo,
continuando a sentire il "canto dei neuroni" attraverso
macchinari che incombono sul letto operatorio e che quindi
permettono di tenere il paziente immobile. E' quanto è successo
questo mese nella "sala ibrida" dell'ospedale di Padova,
struttura che affianca chirurgia e diagnostica per immagini, e
che invece del paziente muove l'apparecchiatura.
La tecnica, denominata "Deep brain stimulation", è stata
realizzata nelle scorse settimane dall'equipe di Neurochirurgia
pediatrica e funzionale dell'azienda ospedaliera di Padova su un
bambino di sette anni affetto da encefalite. Il bambino trattato
ha avuto la possibilità di ridurre la mole dei farmaci
permettendogli di interagire con i genitori.
Questo tipo di intervento aiuta a trattare patologie quali il
Parkinson, distonia, tremore essenziale e altri disturbi del
movimento, oltre alle epilessie neuroresistenti. Vengono
posizionati elettrodi del diametro di circa un millimetro
attraverso un sistema che con precisione millimetrica,
attraverso un piccolo foro nel cranio, raggiunge la parte
profonda del cervello. Durante l'intervento si registra
l'attività delle cellule del cervello; nel Parkinson si riduce
il 70% dei sintomi della malattia e dello stesso tasso anche il
fabbisogno di farmaci.
"Si tratta di una tecnica operatoria nota - spiega Luca
Denaro, direttore della Neurochirurgia Pediatrica e funzionale -
ma accoppia la diagnostica per immagini, cioè la Tac e
l'angiografia, nello stesso ambiente del tavolo operatorio,
rendendo possibile ridurre di molto i tempi dell'intervento
chirurgico, che potremmo grossolanamente stimare dalle canoniche
sei ore alle attuali quattro, con un risparmio di tempo in sala
operatoria e utilizzo di anestesie e farmaci, 'stressando' il
meno possibile il paziente. Cruciale a questo scopo è la
possibilità di effettuare Tac e angiografia direttamente sul
tavolo operatorio, sentendo quello che noi definiamo il 'canto
dei neuroni', una sorta di 'musica' che ognuno di noi ha nella
testa e che consegue all'attività cerebrale. Quel canto ci dice
se l'intervento è perfettamente riuscito".
In un secondo caso una paziente di 50 anni residente ad Abano
Terme (Padova), affetta da tremore essenziale piuttosto
invalidante, lo ha visto ridurre completamente ed è tornata a
fare tutte le attività di vita quotidiana prima impossibili,
quali scrivere o vestirsi e pranzare autonomamente.
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